
C’è una poesia che ho incontrato all’epoca del liceo e che mi piace molto, è una di quelle che stanno nella lista delle mie poesie preferite, e forse proprio al primo posto … all’epoca mi colpì così tanto che ne feci anche la traduzione in inglese per metterla in musica … si, all’epoca ancora mi dilettavo con la mia tastiera, ho avuto anche diversi gruppi, qualcuno semi-serio come I Povertà, di cui ho già parlato, e i Flying Horses con mio cugino il Sola, qualcuno in cui provavamo a prenderci sul serio, come gli Shod, che era un duo tra me ed un mio omonimo chitarrista compagno di liceo, con il quale avevamo anche un gruppo più esteso, di cui ora non ricordo il nome, un gruppo con batteria, basso, insomma tutto quello che serviva, e chi si riuniva in sala presso uno studio musicale (ma perché il batterista la batteria non l’aveva :-) ) … con gli Shod abbiamo fatto un paio di pezzi che secondo me non hanno niente da invidiare a cose che sono arrivate in cima alla hit parade … ma più che suonarli a casa nostra o in un sottopassaggio della metro di Parigi durante una gita scolastica, non abbiamo fatto, quindi … tornando alla poesia, mi piace molto perché sembra scritta apposta per me:
Son forse un poeta?
No certo.
Non scrive che una parola, ben strana,
la penna dell'anima mia:
"follia".
Son dunque un pittore?
Neanche.
Non ha che un colore
la tavolozza dell'anima mia:
"malinconia".
Un musico, allora?
Nemmeno.
Non c'è che una nota
nella tastiera dell'anima mia:
"nostalgia"
Son dunque...che cosa?
Io metto una lente
davanti il mio cuore
per farlo vedere alla gente.
Chi sono?
Il saltimbanco dell'anima mia
Come tutte le cose che piacciono a me, ha diversi livelli di lettura … già qualcosa che ha a che fare con una ricerca di tipo esistenziale, cattura la mia attenzione e la mia curiosità … e poi secondo me centra una delle sensazioni che ho sempre avuto e che credo sia anche confermata a livello diciamo “ufficiale”, e cioè che le persone che riescono a far ridere gli altri sono persone che hanno una sensibilità particolare per il lato meno allegro e più malinconico della vita … ho letto da qualche parte che molte delle biografie di grandi personaggi comici (Stan Laurel & Oliver Hardy, Charlie Chaplin …) portano alla luce dei momenti di vita non proprio allegri e felici … oseri citare qui anche Fantozzi, che alla fine io adoro e mi fa morire da ridere, ma perchè mi identifico con la sua sfortuna cosmica che fa sempre andare tutto contro di lui … e poi la poesia parla di poeta e musico ed io mi sono da sempre dilettato con queste passioni, con risultati diversi onestamente, credo di saper decisamente scrivere meglio di quanto riesca a fare musica … però quando al liceo abbiamo portato in scena un recita tratta dall’epistolario di Abelardo ed Eloisa, una parte della colonna sonora della recita l’ho composta io sulla mia tastiera … io ero ovviamente Abelardo, abbiamo fatto ad estrazione, ed ovviamente Eloisa era quella che all’epoca era per me la più bella della classe, e la scena per cui ho composto il motivo di sottofondo è quella in cui un servo pagato da Fulberto, lo zio di Eloisa, viene di notte ad evirarmi … ho tralasciato ovviamente di sottolineare che la poesia parla anche di pittore, dato che a disegnare e colorare sono proprio negato … ma insomma non è che posso essere bravo in tutto … infine, un’altra immagine che mi evoca questa poesia e per cui mi è molto cara è quella del menestrello o cantastorie (o giullare ...), quello di una volta, quelle che girava per le corti o per le campagne a raccontare storie per intrattenere regnanti e contadini … io adoro raccontare storie, crearle, modificarle, ne ho tante e ne creo sempre di nuove … l’altra sera mio figlio per gioco si è messo a prendere tutti i romanzi che abbiamo nella libreria, che fanno parte della collezione uscita qualche anno fa con il quotidiano La Repubblica, ed ognuno che prendeva mi diceva “papà mi leggi la storia ?” … ovviamente erano tutte storie che lui avrebbe trovato noiose, quindi prendevo il libro, lo aprivo, sfogliavo le pagine e facevo finta di leggere mentre mi inventavo una storia … e siamo andati avanti così per tre o quattro volumi, fino a quando non era pronta la cena … ad esempio la storia di Johnny (il libro era “Il partigiano Johnny” di Beppe Fenoglio :-) perche’ i titoli li leggevo seriamente !) che deve portare il suo elefantino all’albero magico, e l’albero magico fa sparire l’elefantino, allora Johnny ha paura ma si fa coraggio e va a vedere cosa c’è dietro l’albero magico e in realtà l’elefantino non e’ scomparso ma è solo nascosto perché voleva giocare a nascondino … a me piace raccontare storie, di tutti i tipi e mi piace molto far sorridere gli altri, nonostante magari sorrida poco io … per questo penso che l’autore della poesia l’abbia scritta per me … a proposito, l’autore e’ Aldo Palazzeschi, credo il titolo sia “Chi sono?” e che sia parte di una raccolta del 1909 … se volete, vi consiglio anche il sottofondo musicale da abbinare alla poesia, “Venderò” di Edoardo Bennato …
Son forse un poeta?
No certo.
Non scrive che una parola, ben strana,
la penna dell'anima mia:
"follia".
Son dunque un pittore?
Neanche.
Non ha che un colore
la tavolozza dell'anima mia:
"malinconia".
Un musico, allora?
Nemmeno.
Non c'è che una nota
nella tastiera dell'anima mia:
"nostalgia"
Son dunque...che cosa?
Io metto una lente
davanti il mio cuore
per farlo vedere alla gente.
Chi sono?
Il saltimbanco dell'anima mia
Come tutte le cose che piacciono a me, ha diversi livelli di lettura … già qualcosa che ha a che fare con una ricerca di tipo esistenziale, cattura la mia attenzione e la mia curiosità … e poi secondo me centra una delle sensazioni che ho sempre avuto e che credo sia anche confermata a livello diciamo “ufficiale”, e cioè che le persone che riescono a far ridere gli altri sono persone che hanno una sensibilità particolare per il lato meno allegro e più malinconico della vita … ho letto da qualche parte che molte delle biografie di grandi personaggi comici (Stan Laurel & Oliver Hardy, Charlie Chaplin …) portano alla luce dei momenti di vita non proprio allegri e felici … oseri citare qui anche Fantozzi, che alla fine io adoro e mi fa morire da ridere, ma perchè mi identifico con la sua sfortuna cosmica che fa sempre andare tutto contro di lui … e poi la poesia parla di poeta e musico ed io mi sono da sempre dilettato con queste passioni, con risultati diversi onestamente, credo di saper decisamente scrivere meglio di quanto riesca a fare musica … però quando al liceo abbiamo portato in scena un recita tratta dall’epistolario di Abelardo ed Eloisa, una parte della colonna sonora della recita l’ho composta io sulla mia tastiera … io ero ovviamente Abelardo, abbiamo fatto ad estrazione, ed ovviamente Eloisa era quella che all’epoca era per me la più bella della classe, e la scena per cui ho composto il motivo di sottofondo è quella in cui un servo pagato da Fulberto, lo zio di Eloisa, viene di notte ad evirarmi … ho tralasciato ovviamente di sottolineare che la poesia parla anche di pittore, dato che a disegnare e colorare sono proprio negato … ma insomma non è che posso essere bravo in tutto … infine, un’altra immagine che mi evoca questa poesia e per cui mi è molto cara è quella del menestrello o cantastorie (o giullare ...), quello di una volta, quelle che girava per le corti o per le campagne a raccontare storie per intrattenere regnanti e contadini … io adoro raccontare storie, crearle, modificarle, ne ho tante e ne creo sempre di nuove … l’altra sera mio figlio per gioco si è messo a prendere tutti i romanzi che abbiamo nella libreria, che fanno parte della collezione uscita qualche anno fa con il quotidiano La Repubblica, ed ognuno che prendeva mi diceva “papà mi leggi la storia ?” … ovviamente erano tutte storie che lui avrebbe trovato noiose, quindi prendevo il libro, lo aprivo, sfogliavo le pagine e facevo finta di leggere mentre mi inventavo una storia … e siamo andati avanti così per tre o quattro volumi, fino a quando non era pronta la cena … ad esempio la storia di Johnny (il libro era “Il partigiano Johnny” di Beppe Fenoglio :-) perche’ i titoli li leggevo seriamente !) che deve portare il suo elefantino all’albero magico, e l’albero magico fa sparire l’elefantino, allora Johnny ha paura ma si fa coraggio e va a vedere cosa c’è dietro l’albero magico e in realtà l’elefantino non e’ scomparso ma è solo nascosto perché voleva giocare a nascondino … a me piace raccontare storie, di tutti i tipi e mi piace molto far sorridere gli altri, nonostante magari sorrida poco io … per questo penso che l’autore della poesia l’abbia scritta per me … a proposito, l’autore e’ Aldo Palazzeschi, credo il titolo sia “Chi sono?” e che sia parte di una raccolta del 1909 … se volete, vi consiglio anche il sottofondo musicale da abbinare alla poesia, “Venderò” di Edoardo Bennato …
