lunedì 26 aprile 2010

Geck e la donna del mistero - Finale


Lentamente si tolse il cappuccio e restò immobile per farsi guardare ... guardai e pensai che non sarei mai dovuto andare lì ... avevo un milione di cose da dire ma nell'aria regnava un silenzio già scritto ... raccolsi il cappello da terra ed uscii in giardino ... l'aria era umida ed il cielo pieno di nuvole nere, entro poco avrebbe piovuto ... accesi una sigaretta ed imboccai il viale verso il cancello ... mi ricordai di quando da bambino pensavo che tutto ciò che accadeva al mondo era solo lo sfondo e che tutte le persone erano solo comparse nelle scene della mia vita ... pensavo che andando via, tutto quello che mi lasciavo alle spalle sarebbe scomparso in un battito di ciglia ... era quello che speravo mentre camminavo, che il giardino, la casa, il camino e lei potessero sparire in un attimo ... arrivai alla fermata del pullman proprio mentre iniziava a piovere ... calcai bene il cappello sulla testa e guardai la strada ... scendeva la sera e le auto sfrecciavano nelle due direzioni ... pensai che forse avrei potuto prendere il pullman nella direzione opposta, invece di tornare in città ... restai lì, sotto la pioggia, indeciso su quale direzione prendere ... una sigaretta mi avrebbe aiutato a decidere ...

giovedì 25 marzo 2010

Geck e la donna del mistero - XV



mi ero gettato a terra e dopo aver aspettato qualche istante mi rialzai cautamente ... lui era appoggiato al camino e si teneva una mano premuta sul petto ... lei teneva stretta in mano la pistola, che fumava ancora ... aveva voluto salvare me ? o uccidere lui ? non sarei mai dovuto venire ... "perché ?", le chiesi ... "perché ho i capelli biondi ?", domandò lei ... tipico di lei, rispondere con un'altra domanda ...


"Credevi forse che ti avrei lasciato in pace ?" ... risposi guardandolo come non avevo mai fatto prima di allora ... "Ti ricordi di quello che mi hai tolto ?" ... Ma mi resi conto che forse non era il momento per parlare. Improvvisamente mi accorsi che ciò che avrei voluto dirgli non sarebbe stato compreso come volevo. Mi tolsi il cappuccio ... volevo mi guardasse come una volta ... ma come una volta ... non avrebbe capito ...

Geck e la donna del mistero - XIV



... lei non aveva mai avuto i capelli biondi, ma dal cappuccio fuoriuscivano ciocche di capelli biondi ... e poi impugnava una pistola ... troppe pistole per i miei gusti ... lui non si era ancora accorto della nuova presenza alla sue spalle ... silenzio ... decisi che era arrivato il momento di agire ... mi chinai come per allacciarmi le stringhe e improvvisamente gli tirai la sigaretta in viso ... esplose uno sparo


L'altro non doveva essere lì. Era una questiona tra me e Geck. Non esitai, dovevo e volevo rimanere sola con lui ... ogni altro ostacolo ... sarebbe stato un ostacolo ... non lo avrei evitato, lo avrei abbattuto ... Ormai ero in gioco e dovevo arrivare fino alla fine ... Sola e solo con Geck ...

lunedì 15 marzo 2010

Geck e la donna del mistero - XIII




... gettò un pezzo di legno nel caminetto, si alzò e si girò verso di me ... aveva una pistola in mano ... "è ora di farla finita. lei non ti ama più. ma non ti sei mai voluto arrendere all'evidenza." ... mi accessi una sigaretta, lentamente ... "sei solo un burattino nelle sue mani", dissi ... vidi una figura sulla porta della cucina, il volto coperto da un cappuccio ... ora la domanda era: chi era venuta a salvare ?


Lasciai da parte la paura ... la vendetta mi avrebbe guidato ... Non volevo vedessero il mio volto, nè le mia mani ... I capelli biondi raccolti da un fiocco nero fuoriuscivano dal cappuccio e mi cadevano sulle spalle ... Biondi ... Geck non mi avrebbe mai riconosciuto ... volevo che mi trovasse ma non così in fretta. Ora sarebbe rimasto nel dubbio di chi fossi ... Aveva sempre amato i miei capelli scuri così come la mia musica ... e l'altro ... non doveva essere lì ... tirai fuori la pistola ...

Geck e la donna del mistero - XII




... che sciocco ero stato, come sempre del resto ... lei aveva giocato con me e con lui ... e adesso eravamo tutti e due qui, nella sua vecchia casa ... mi sentivo tremendamente stanco, presi una sedia ... lui si girò e parlò ... "il caminetto l'ho trovato accesso, credo che anche lei sia qui" ... "penso che farei meglio ad andarmente", dissi ... "resta, ci sono io", rispose lui ... ci pensai un attimo ... "ok" ...


Mi svegliai come se avessi dormito per giorni ed erano passate solo poche ore. Era come se il mio incubo continuasse ad occhi aperti. Io avevo creato tutto questo e ora l'altro era tornato ... ma quando ? E perchè ? Non lo avevo previsto e soprattutto non doveva tornare ... gli avrebbe detto tutto e io, solo io dovevo avere l'ultima parola ... avrebbero avuto mie notizie.

Geck e la donna del mistero - XI




trovai il cancello aperto e il viale coperto di foglie ... andai in giro a caso nel giardino, fumando la mia sigaretta ... girai più volte intorno alla casa e finalmente vidi un movimento dietro la tenda di una delle porte finestre al pian terreno ... andai alla porta sul retro e la trovai socchiusa ... gettai il mozzicone di sigaretta ed entrai ... la cucina era fredda e lui era seduto di fronte al camino accesso ...


Stranamente stavo molto meglio. Chissà perchè ma sentivo che le cose si stavano improvvisamente semplificando per me e tremendamente complicando per lui ... c'era qualcun altro che era interessato a questa storia ma non sapevo chi nè perchè ... a meno che ... No non poteva essere, non era possibile ... mi sdraiai sul letto come stordita ... non poteva essere ...

venerdì 12 marzo 2010

Geck e la donna del mistero - X

... e va bene ... alla fine era inutile resistere alla corrente ... meglio lasciarsi trasportare, ovunque sarei finito ... mi stropicciai gli occhi con la mano e guardai di nuovo verso la strada ... finalmente il pianoforte era sparito ... mi incamminai verso sud, verso la stazione dei pullman ... da lì, sarebbe stata una corsa di un'ora fino alla tenuta di campagna che conoscevo bene ... avrei rivisto il pianoforte


Corsi fino a che il fiato me lo permise ... non mi aveva visto nessuno. Non avevo paura, mi sentivo elettrizzata ... Lui era già sulle mie tracce ? Cosa aveva capito ? Dovevo tornare a casa e aspettare ... Qualcosa sarebbe successo ...

Geck e la donna del mistero - IX


maledizione ... ero riuscito a malapena a convincermi che sarebbe stato ok se l'avessi ritrovata, ed ora non ne ero più così sicuro ... chiusi gli occhi e gli riaprii ... a parte sentire che mi bruciavano per il fumo della sigaretta, il pianoforte era sempre lì, di fronte a me, al centro della strada, sotto la pioggia ... forse non avevo bevuto abbastanza birra ... desideravo ardentemente non averla mai incontrata


No ... non poteva essere lui ... troppo presto, troppo sciocco ... O forse ero io che non sarei mai dovuta venire ... Che idea mi era venuta. Espormi così ... Mi alzai, andai verso il pianoforte, guardai i tasti ... invidiavo la polvere che li accarezzava. Mi rimisi il mantello e nascosi il mio volto nel largo cappuccio ... semmai fosse stato lui non doveva riconoscermi ...




giovedì 11 marzo 2010

Geck e la donna del mistero - VIII



... sul tavolino lasciato vuoto dallo sconosciuto c'era una busta gialla, la presi ed uscii fuori ... aveva ricominciato a piovere, mi calai il cappello sugli occhi per non far spegnere la sigaretta ... aprii la busta ... c'era un pezzo di uno spartito ... la parte del titolo e l'inizio della partitura ... sonata al chiaro di luna, di Beethoven ... sentivo di nuovo nell'aria quel profumo e vedevo davanti a me il pianoforte ...


Nel silenzio risentivo quelle note, melodie senza fine ... solo lo scoppiettio del fuoco a dare il ritmo ... poi capii di non essere sola ... Le vecchie case hanno sempre rumori sinistri ma quello non era un rumore familiare. Aveva smesso di piovere ... e c'era qualcuno dentro casa ...

Geck e la donna del mistero - VII



... guardavo nello specchio appeso dietro al bancone ... c'era un tipo che mi fissava e mi sembrava di averlo già visto ... mi aveva seguito per buona parte della mia camminata ... mi alzai e mi piantai di fronte a lui ... "c'è qualcosa che non va ?" chiese ... "si. non mi piace essere seguito." ... per tutta risposta si alzò e mi colpì con un pugno allo stomaco ... mi rialzai da terra, il gioco si faceva duro ...


Accesi il camino. Quante carte ancora in giro, vecchie foto, spartiti ... Ma perchè non avevo bruciato tutto allora ? E quella foto ... L'avevo dimenticata. Riguardai i suoi occhi e i miei ... le mie mani ... Ancora un attimo e l'avrei getteta nel fuoco ...

mercoledì 10 marzo 2010

Geck e la donna del mistero - VI



... presi il cappello, chiusi a chiave la porta e scesi in strada ... finalmente si poteva camminare senza inzupparsi ... avevo proprio bisogno di una lunga passeggiata per schiarirmi le idee ... non ero sicuro che ritrovarla sarebba stata la cosa giusta per me ... camminavo a caso lungo i marciapiedi deserti e cercavo di capire cosa fare ... entrai in un bar, una birra fresca mi avrebbe aiutato a decidere ... no ?


il pianoforte era lì ... La sua visione mi provocò ancora più rabbia, non avrei mai più potuto suonarlo ... Ma cosa stavo facendo lì ? E soprattutto cosa avevo architettato solo per vendetta ? Ma la macchina ormai era in moto ... impossibile fermarsi ora ... No ... Sarei andata avanti ...

Geck e la donna del mistero - V



... c'era qualcosa che non andava ... tutto non andava ... a parte la pioggia, a parte un lavoro commissionato da uno sconosciuto che come al solito non avrebbe pagato ... a parte la mia vita senza ne capo ne coda ... e quel profumo del sogno che mi sembrava di sentire qui nella stanza ... mi girai lentamente verso il tavolo ... il profumo era lì ... in un lampo capii cosa avevo sognato ... e aveva smesso di piovere ...


il profumo delle foglie bagnate dalla pioggia era impagabile. Quanto tempo era passato. Eppure sembrava tutto come prima ... Tutto tranne me ... Solo io non potevo più essere come prima, non avrei più potuto fare nulla come prima e lui invece ... entrai dentro come se la visione degli oggetti che mi erano appartenuti mi potesse far tornare alla realtà ... e la musica ... quella musica che continuava a tormentarmi ...

martedì 9 marzo 2010

Geck e la donna del mistero - IV



... mi trovavo in una stanza familiare, il divano, i fiori, il pianoforte ... mi sembrava di conoscerla ma non riuscivo a capire dove esattamente fossi ... e poi quel profumo nell'aria ... intenso ... mi svegliai di soprassalto ... chissà da quant'era che stavo dormendo sulla poltrona accanto alla finestra ... fuori pioveva ancora, come sempre, e si era fatta sera ... sentivo ancora nell'aria il profumo del sogno ...


Da quando era successo avevo deciso di vivere nel silenzio e nel ricordo. Chi mi aveva privato di quello che di più caro avevo al mondo l'avrebbe pagata cara e la musica incessante che avevo nel cervello non avrebbe smesso di perseguitarmi finchè non avessi raggiunto l'obiettivo ... Ora sapevo che lui ce l'avrebbe fatta e questo mi spingeva ad andare avanti ...

Geck e la donna del mistero - III



... guardavo il biglietto ... e pensavo a chi veramente avrei dovuto provare a cercare e non l'avevo mai fatto ... e adesso qualche sconosciuto mi incaricava di cercare sua sorella da una ciocca di capelli biondi profumati ... una missione impossibile ... mi alzai ed andai alla finestra ... come ieri e come ieri l'altro e come sempre pioveva ... i fari gialli delle auto illuminavano le pozzanghere ... ce l'avrei fatta ...


dovevo uscire. Non importava dove andassi, ma dovevo uscire. La pioggia era incessante ma mi piaceva sentirla su di me, sui miei capelli ... ne aumentava il profumo. Improvvisamente capii dove dovevo andare e non era l'istinto a guidarmi ma quella voglia che prende quando si vogliono risentire profumi lontani e rivivere momenti che non si sarebbero mai più potuti vivere ...

lunedì 8 marzo 2010

Geck e la donna del mistero - II


La busta era lì sul tavolo e mi guardava, ma per aprirla ci voleva coraggio. Gialla, lucida, con un piccolo rigonfiamento al centro. Tirai un pò di fumo dalla sigaretta e la presi delicatamente tra le mani ... lentamente passai il fermacarte lungo un lato e l'aprii ... il piccolo rigonfiamento era una ciocca di capelli, biondi, profumati ... e poi c'era un biglietto che lessi lentamente: devi trovare mia sorella ...


La pioggia. Mai tempo era stato più appropriato ... mi piaceva. La luce del sole avrebbe svelato ciò che non volevo, avrebbe creato ombre ... scelsi lui, o lui scelse me ... non so perchè ma sapevo che non poteva farcela ...

Geck e la donna del mistero - I


Non riuscivo a capire a che punto fossi. La mia vita e la mia strada mi avevano portato fin là. Ma il bello stava per cominciare.


Non sarebbe mai dovuta iniziare, ma sarebbe finita se solo io avessi voluto ... Così mi decisi. La smania di strappare dalle persone vibrazioni sconosciute e il dolce sapore della vendetta mi spinsero a fara ciò che fino ad allora avevo riposto in quella parte della mente che ognuno di noi definisce folle ... spedii quella lettera.

giovedì 20 agosto 2009

Come


Come goccia che cade dal cielo ...

Come foglia che sotto la pioggia respira di fresco ...

Come bosco che profuma di fine acquazzone ...

Come piccolo raggio di sole che filtra tra nubi ancor nere ...

Come soffio di labbra socchiuse su un piccolo fiore.

lunedì 9 marzo 2009

Il profumo delle lucciole ed una eterna ghirlanda brillante


prima di tutto, visto che su FB la battuta è arrivata subito, non mi sto riferendo alle lucciole intese come signorine che illuminano la notte per qualche persona sola, bensì mi riferisco al genere di piccoli insetti coleotteri appartenenti alla famiglia dei Lampyridae (WOW ... potenza di google e wikipedia !) ... e che sono appunto nominati nel titolo dello spettacolo teatrale che Paolo Villaggio ha portato in scena qui a Roma in questi giorni e che io sono andato (ovviamente) a vedere ... a me piace molto Paolo Villaggio, per tantissimi motivi, alcuni molto profondi e molto privati che credo non riuscirei mai a spiegare ... e non e' solo per il mito Fantozzi ... o per il Dottor Kranz o per Giandomenico Fracchia ... una delle cose che mi hanno colpito di più dei libri di Fantozzi (eh si, non solo ho visto e rivisto all'infinito tutti i film, ma ho letto anche i libri !) l'ho trovata nelle introduzioni ... e cioè che Fantozzi è un personaggio che identifica quel momento della vita dove tutti prima o poi passano, chi è più fortunato per pochissimo, chi è meno fortunato ci resta tutta la vita, ed è il momento in cui si è sotto padrone, anche metaforicamente ... quando poi mi sono documentato sulla vita di Paolo Villaggio ascoltando e leggendo sue storie autobiografiche, ho scoperto che io e lui abbiamo una cosa clamorosa in comune ... entrambi abbiamo preso ispirazione per la nostra comicità dai nostri papà ... (ovviamente non mi permetto assolutamente di paragonare la mia comicità a quella di Paolo Villaggio, mi riferisco ai rispettivi valori assoluti, il suo un miliardo ed il mio zero virgola uno !) ... la cosa si complica un pò però quando rifletto sul fatto che oltre che alla fonte d'ispirazione primaria del mio papà, io ho poi saccheggiato ampiamente il repertorio e lo stile di Paolo Villaggio stesso ... queste relazioni incrociate mi fanno venire in mente il concetto di strano anello o di gerarchie aggrovigliate (o di autoreferenza !), molto cari all'autore del libro che sto (ri)leggendo per l'ennesima volta (anche se questa volta forse finalmente lo sto capendo appieno !) ... il libro si chiama "Godel, Escher e Bach, una Eterna Ghirlanda Brillante", di Douglas Hofstadter ... è molto difficile dire di cosa parla il libro, ci sono moltissimi livelli diversi di lettura ... in pratica è un saggio divulgativo a favore dell'intelligenza artificiale e di come una macchina possa riuscire a simulare un cervello umano ... pero' per arrivare a dimostrare il punto, l'autore si serve di moltissimi esempi e di moltissimi argomenti apparentementi diversi, che però gli servono per riuscire a formulare una definizione pratica dell'intelligenza ... ora un punto molto curioso è che tutte le volte che partendo da tutti questi temi diversi si arriva appunto in modi diversi a cercare di definire l'intelligenza, si ha sempre a che fare con uno strano anello o una gerarchia aggrovigliata o con l'autoreferenza ... ciò è già chiaro (per l'autore !) dal titolo ... nei disegni di Escher ad esempio si segue una linea geometrica che sta sotto e improvvisamente ci si trova sopra oppure si seguono le figure scure e poi ci si rende conto che in realtà le figure sono quelle chiare ... nelle fughe di Bach talvolta si segue un tema che partendo da una nota inizia ad 'ascendere' ed improvvisamente ci si trova alla nota di partenza ... e il teorema di Godel nell'ambito della logica matematica ci mostra un modo tramite cui un sistema formale parla di se stesso e soprattutto dice di se stesso che non e' completo, cioe' che nel sistema stesso esistono verità che però non possono essere dimostrate all'interno del sistema stesso ... ora quando io penso che mio padre mi ha influenzato nel mio modo di essere comico così come il papà di Paolo Villaggio ha influenzato lui, ma Paolo Villaggio ha a sua volta ha influenzato me, quindi anche il papà di Paolo Villaggio in parte ha influenzato me ... questo mi sembra proprio uno strano anello o una gerarchia aggrovigliata ... dove il predicato e l'oggetto si confondono e si scambiano le parti ... dove l'interno e l'esterno di una cosa o di un concetto si confondono ... dove verità e falsità sembrano la stessa cosa, come il famoso paradosso di Epimenide, volgarmente detto il paradosso del mentitore, "questa frase e' falsa" ... in realtà il cretese Epimenide pare che nel VI sec A.C. abbia detto "tutti i cretesi sono bugiardi" ... però se ci si riflette un attimo, i due enunciati sono equivalenti (oltre che autoreferenziali ... ) e mettono in luce lo stesso paradosso ... ecco ... un punto fondamentale, nel libro, per arrivare ad una defizione operativa di intelligenza e' chiedersi quando è che due cose sono la stessa cosa ... forse io e Paolo Villaggio siamo la stessa cosa ... ? ...

sabato 3 gennaio 2009

Abelardo ed Eloisa ... e Facebook


Avevo promesso a me stesso di scrivere almeno un post al mese ... e ovviamente non ci sono riuscito ... qualcuno (Miss Finger, la storia del ponte a Madrid, se qualcuno l'ha letta) mi ha detto che Facebook avrebbe limitato il tempo che avrei dedicato al blog ... probabilmente e' vero, da quando sono su Facebook, se ho qualche minuto libero, ci passo volentieri ... ovviamente un post non riesco a scriverlo in qualche minuto, pero' ci penso sempre ... ed ora approfitto di questi ultimi scampoli di ferie natalizie (a proposito, buon anno ...) ed approfitto anche di Facebook, che dopo avermi regalato una magnifica cena pre-natalizia con i miei vecchi compagni delle elementari (uno spettacolo, con tanto di super8 riversato in dvd con le riprese di quando siamo andati in gita alla fattoria ...) mi ha fatto tornare in contatto con una mia compagna del liceo, Silvia, che a parte essere stata la mia prima preferita in prima liceo, ha avuto anche il grande onore di recitare come protagonista al mio fianco :-) nella nostra mitica versione liceale della storia di Abelardo ed Eloisa (qui) ... mi ricordo che proprio un pomeriggio a casa di Silvia eravamo tutti riuniti noi sei del gruppo di lavoro e dovevamo decidere come assegnare i ruoli ... avevamo selezionato apposta sei personaggi ... tre per i maschietti: Abelardo, Fulberto ed il servo che poi evira Abelardo ... tre per le femminucce: Eloisa, una ragazza dei nostri tempi narratrice della storia ed una suora compagna di monastero di Eloisa ... facemmo dei bigliettini e ovviamente si era tutti in trepida attesa dell'esito dell'estrazione, essendo i due ruoli dei protagonisti quelli piu' ambiti ... io fui scelto dal destino come Abelardo e Silvia come Eloisa ... mi ricordo che dovevo andare in scena con calzamaglia e una specie di gonnellino ... a piedi nudi ... per tenere su un lenzuolo che separava la scena dalla parte dove ci cambiavamo o aspettavamo il nostro turno, c'era un attaccapanni con i tre piedini ... ed io ogni volta che entravo in scena, scalzo, lasciavo un pezzetto del mio mignoletto su uno dei piedi dell'attaccapanni ... avevo anche composto una parte della colonna sonora sulla mia tastiera, il momento in cui il servo mandato da Fulberto arriva di notte ad evirare Abelardo che dorme ... il servo lo faceva Luchetto, piccolo piccolo e simpaticissimo, dotato di quelle forbici giganti da giardiniere per potare le siepi ... mi ricordo che il patto era che lui doveva solo appoggiare le forbicione 'li' e poi io avrei urlato a squarcia gola, pero' per rendere l'urlo piu' reale. Luchetto faceva sempre molto piu' sul serio ... avevo gia' parlato di questa recita qualche post fa, a proposito della mia vena 'artistica' ... Silvia, al contrario di me, che questa vena l'ho lasciata silente ed inespressa, l'ha messa in pratica e si e' poi dedicata a tempo pieno al teatro ...

mercoledì 19 novembre 2008

Gilles


È da molto tempo che non scrivo sul blog … in realtà è circa un mese, del resto un blog non è come FB :-) , però a me sembra una vita … sarà perché dentro la testa sto sempre a scrivere ! mentre pensavo a quello che volevo proprio scrivere, avevo già rivisto nella testa tutta la storia della mia passione per la formula uno, di quanto ero piccolo, tra gli anni ’70 e ’80 … a quei tempi c’era la Tyrrel con 6 ruote e del Gran Premio si vedeva la partenza e poi gli ultimi giri ed io ero uno dei pochi, anche se avevo 7 o 8 anni, a vederlo tutto, giro dopo giro … tifavo per tutti i piloti indistintamente, perché me se eri un pilota di F1 eri degno del mio tifo, anche se eri il povero Riccardo Paletti che correva con l’Osella e partiva sempre ventiseiesimo in ultima fila … ed una volta l’ho visto partire e andare ad infilarsi sotto la macchina che era in prima fila e che non era partita, e Paletti e morto cosi, a Montreal … avevo ovviamente delle preferenze, mi ero appassionato alla storia della F1, dal primo mondiale del 1950, e mi ero comprato l’enciclopedia di tutte le stagioni passate, data a fascicoli con AutoSprint, che usciva tutti i martedì … e avevo conosciuto Fangio e Ascari … Moss e Jack Brabham … Jack era il mio idolo e quando scoprii che poi aveva fondato la scuderia Brabham, divenni un grande fan della Brabham … la Brabham di Nelson Piquet, grande pilota che tutte le volte che Ezio Zermiani lo intervistava dentro l’abitacolo sulla griglia di partenza, trovava il modo di fare delle battute fantastiche … una volta Zermiani chiese “Nelson, come ce l’hai le gomme, dure, oggi ?” e lui “si si duro, ce l’ho sempre duro” … :-) … poi un giorno ho visto un ragazzino con un faccia spaurita che non correva … volava … e di quel ragazzino si innamorò anche Ezio Ferrari .. era Gilles Villeneuve, l’Aviatore (qui) … e da quando l’ho visto, non ho avuto occhi che per lui … Gilles era quello che per me doveva essere un pilota di F1, andava sempre al massimo, sempre e comunque, non contava arrivare da secondo a ultimo, contava solo riuscire ad arrivare primo … faceva degli incidenti spettacolari, perché cercava di passare dove fisicamente talvolta non era possibile passare … Gilles era quello di cui si raccontava che a Montecarlo riuscisse a staccare dei bastoncini messi sui guard-rail passandoci a pochi millimetri … non era incosciente, era un vero pilota … e a quei tempi era anche il mio modello di uomo, che doveva raggiungere un obiettivo e dava tutto se stesso per raggiungerlo, senza compromessi … certo, per questo e’ morto, perché Ferrari gli aveva chiesto il sacrificio di sviluppare il turbo Ferrari (che duelli con il turbo Renault di quei tempi … Digione ovviamente e’ il più famoso, però io ricordo una gara, che a quei tempi erano di 80 giri e 3 ore, che lui fece in testa dal primo all’ultimo giro, con cinque macchine incollate dietro, più veloci con l’aspirato, ma nessuno riuscì a passarlo) e nel 1982 la macchina finalmente andava e doveva essere il suo anno … però al GP di Imola la scuderia lo fece rallentare per favorire Pironi e lui ci rimase male … il GP dopo, in Belgio, fin dalle prove iniziò a spingere al massimo, per dimostrare che lui era il migliore, e durante le prove ci fu l’incidente con Jochen Mass, credo, che si spostò per farlo passare proprio dal lato dove Gilles invece aveva deciso di passare comunque … non so se l’avete visto, però quando l’ho visto io (avevo appena compiuto 12 anni) mi sembrò una cosa irreale … pochi secondi che sembravano durare ore … Gilles che vola fuori dalla macchina e va posarsi lievemente sulla rete di recinzione … era l’8 maggio del 1982 … e l’8 maggio è anche il giorno che è nato mio figlio tanti anni dopo :-) … ricordo che AutoSprint chiese a tutti i lettori di scrivere qualcosa per Gilles e poi pubblicò un volumetto con tutte le frasi/poesie che tutti i fan avevano voluto mandare (e un disco 45 giri con la voce di Gilles) … e in quel libricino lessi la cosa più bella (è più vera) che si poteva dire di Gilles … era un pensiero di un papà che voleva consolare suo figlio, grande appassionato di Gilles … e diceva “se tutti i piloti di F1 del passato e del presente potessero fare un giro, a parità di macchina e di circuito, Gilles sarebbe il più veloce di tutti in assoluto, e chi pensa o crede il contrario è un bugiardo” … mi ricordo che vedevo sempre Gilles con suo figlio Jaques, piccolino, sulle ginocchia mentre era seduto dentro l’abitacolo della sua Ferrari numero 27 … e sono sicuro che a Jaques non gliene è mai importato un granchè della F1, ma che e’ venuto semplicemente a vincere il mondiale che il suo papà non era mai riuscito a vincere … ecco ora sono seduto in attesa dell’imbarco in aeroporto e tutti mi guardano strano, scrivo al PC e piano piano mi scende qualche lacrimuccia sul viso :-) … ma non ci posso fare niente, Gilles è sempre con me e tutte le volte che ci penso mi manca …